“Tutte le strade portano a Roma”… o partono?
Il famoso proverbio popolare trae spunto proprio dallo straordinario sistema viario dell'antica Roma grazie al quale tutte le strade Consolari partivano dal Foro Romano, nei pressi del Tempio di Saturno, dove Cesare Augusto, nel 20 a.C., fece innalzare una colonna in marmo foderata di bronzo aureo, il celebre Miliario aureo, che rappresentava il chilometro zero. Proprio perché tutte le strade partivano da Roma se prese in senso opposto, "portavano a Roma".

Le strade dei Romani, le “consolari”, sono considerate tra le realizzazioni più famose e durevoli di Roma Antica. Vi furono circa 100.000 chilometri di strade lastricate e sicure ed altri 150.000 chilometri di strade in terra battuta, ma abbastanza larghe e adatte da far viaggiare i carri. La larghezza di ogni strada era infatti di 5 metri circa, in modo che, due carri potessero affiancarsi senza provocare dei danni.
Con il nome di vie (Viae) venivano indicate le strade extraurbane che partivano da Roma, mentre le strade, Strata, (cioè fatte a strati) erano quelle all'interno di un centro abitato.
Le strade dovevano durare a lungo e la loro costruzione, realizzata da soldati, se in territorio straniero, era molto accurata.
I primi costruttori di strade sul suolo italico furono gli Etruschi. Questi, però, si limitarono a usare un tufo compatto, mentre i Romani usarono la selce, molto più dura e resistente, il cosiddetto basolato romano.
Le strade erano costruite secondo un preciso criterio: uno strato più profondo, statumen, di sassi e argilla; un secondo strato, rudus, fatto di pietre, mattoni rotti, sabbia, tutti impastati con calce; un terzo strato, nucleus, di pietrisco e ghiaia; una copertura, summum dorsum, di lastre levigate di pietra che combaciavano le une sulle altre appoggiate sul nucleus. Poichè erano costruite a strati, presero il nome di viae stratae, da cui il termine italiano strada, quello inglese street e quello tedesco strasse.
Queste notevoli strade erano così di resistenti e durature sia alla pioggia che al gelo che alle inondazioni, che non avevano bisogno, o quasi, di rifacimenti, come si può ben vedere ancora oggi, dopo due millenni.
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